- Vegetarismo tra Etica e Salute

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I maiali, le pecore e le galline provano affetto e sentimenti

       Il maiale Floyd viveva felice in un rifugio per animali da fattoria, un luogo dove non temeva di essere ucciso nè mangiato, insieme ad altri suini e a persone contente di occuparsi di lui. Ma da quando è stato trasferito in un'altra struttura è caduto in una profonda depressione. Non gioca, non mangia e rifugge i suoi simili. È circondato dall'affetto e il suo benessere è assicurato, eppure soffre di nostalgia.
       Aggie, una vecchia gallina cieca, viene amorevolmente accudita da un giovane pollo; i due si crogiolano al sole e fanno bagni di terra insieme. E ogni sera si accoccolano vicini sul posatoio. Li lega un fortissimo vincolo d'amicizia, lo stesso che molte galline instaurano con le proprie compagne.
       Sono alcuni flash del libro Il maiale che cantava alla luna dello psicanalista neozelandese Jeffrey Moussaieff Masson che affronta uno dei temi più discussi da scienziati e filosofi: i sentimenti degli animali. Attingendo a storia, letteratura, studi scientifici, ma soprattutto alla sua esperienza personale, Masson, che è stato Direttore degli Archivi di Sigmund Freud, e autore di saggi come I cani non mentono sull'amore, sulla vita emotiva degli animali, in particolare da fattoria, ha scritto un saggio (uscito il 28 ottobre 2005). Il titolo è ispirato ad una scrofa che vive ad Auckland, in Nuova Zelanda. Una scrofa con «alcuni lati misteriosi; sensibile alla musica, le piaceva sentir suonare il violino; sembrava apprezzare la musica soprattutto nelle notti di luna piena sulla spiaggia».
       Masson va dritto al cuore degli amici da cortile. E spiega: «Sono individui con una personalità unica e ben definita, anche se non riescono a comunicarcelo, o meglio, se non siamo in grado di capirli». Per questo non possiamo pensarli solo come «fornitori di carni, abiti, scarpe e cinture, nati per essere macellati, tosati, scuoiati, spiumati o munti». Anche loro hanno sentimenti e hanno diritto alla felicità. Il libro di Masson è un intreccio di aneddoti e citazioni.
       Ad esempio, sulle mucche che possono insegnarci l'arte di rilassarsi, Rosamund Young (titolare della più nota azienda agricola biologica inglese) ha detto: «Sono molto più gentili di noi, più equilibrate, più integre. Intuiscono subito come mi sento e odiano quando vado di fretta».
       O quella del biologo evoluzionista Peter Marler dell'Università della California sul gallo in grado di indicare a una gallina la qualità del cibo che assaggia grazie al tipo di richiamo emesso. Non solo: il gallo sembra capace di simulare. Quando ritiene che una gallina si sia allontanata troppo, per riportarla al proprio fianco, utilizza il richiamo associato al cibo, anche se non c'è. Secondo il biologo Charles Hansen le pecore sarebbero molto reattive: sono facili da addestrare e imparano in fretta, forse più in fretta della maggior parte dei cani. Mentre le capre sono assai sagge. Quelle selvatiche, per esempio, stanno molto attente a ciò che mangiano, pur di evitare il cibo avariato, sono disposte a lunghissimi digiuni.
       E i vitelli? Giocherelloni, usano segnali per comunicare agli altri che vogliono giocare, arricciano la coda. Mentre le anatre sono protettive nei confronti dei piccoli. Quando sono in compagnia dei loro cuccioli e incontrano un uomo arrivano a fingere di essere ferite per distogliere l'attenzione.
       E che dire delle oche? Sospettose e aggressive. Non a caso la storia ci racconta come si siano date da fare per difendere il Campidoglio.
       Forse non si smetterà di mangiare carne o indossare meglioncini di lana dopo aver letto Il maiale che cantava alla luna ma fa pensare, e molto, quando propone di chiedersi: «Chi c'è nel piatto, anzichè cosa c'è nel piatto».

Daniela Mastromattei
(tratto da Libero del 23 ottobre 2005)

 

Il maiale che cantava alla luna Il maiale che cantava alla luna

di Jeffrey Moussaieff Masson


Il Saggiatore, 2005

€ 16,00.

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     «Il rendimento dell'alimentazione carnea è molto basso, bisogna cioè investire in media 7 calorie vegetali nella produzione di 1 caloria di carne. Un terreno adibito a pascolo fornisce in media 1 tonnellata di carne, ma potrebbe fornirne 20 di legumi. Non solo. Se si analizza il bilancio energetico delle colture si evidenzia che il 20% dell'energia totale è impiegata per la produzione dei vegetali direttamente consumati dall'uomo mentre il restante 80% è destinato al nutrimento degli animali, ne consegue dispendio di energia e carico di imposte e inquinamento causati dalla produzione di carne su larga scala».

Marco Malagutti,
dal sito www.dica33.it

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     Fin da giovane ho smesso di mangiare carne, e ritengo che verrà un tempo in cui considereremo l'uccisione di un animale con lo stesso biasimo con cui consideriamo oggi quella di un uomo.

Leonardo da Vinci

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     Quando un uomo vuole uccidere una tigre, lo chiama sport; quando una tigre vuole uccidere lui, la chiama ferocia.

George Bernard Shaw

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     Nulla sarà più benefico per la salute umana e aumenterà le possibilità di sopravvivenza della Terra dell'evoluzione verso una dieta vegetariana.

Albert Einstein

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Decreto del ministro Sirchia: «i cuccioli medicine viventi»

     Un decreto «bestiale». Nel senso più positivo del termine, ovviamente. Perché qui ad essere in ballo non è solo il benessere dei nostri animali, ma soprattutto la salute degli umani curati anche con la forza delle carezze ai loro amici a quattro zampe.

     Qualche esempio? Cani, gatti, cavalli certo; ma pure canarini, criceti, furetti e tanti altri amici più o meno pelosi. La pet therapy - cioè la cura attraverso un morbido cucciolo (pet in inglese significa «coccolo») per aiutare i bambini a vincere la malattia - è praticata da anni e da oggi ha finalmente una normativa di riferimento firmata dal ministro della Sanità, Girolamo Sirchia. II testo, già inviato alla Conferenza Stato-Regioni, riconosce per la prima volta ai piccoli animali una «capacità terapeutica».

     Sperimentata già da tempo in ospedali e istituti, principalmente per aiutare i baby pazienti, il regolamento dedica un intero capitolo alle tecniche per la pet therapy che non potrà più essere organizzata con criteri improvvisati, bensì dovrà rispettare un preciso protocollo. Due i punti qualificanti: assistenza professionale e personale specializzato. Solo a queste condizioni si potrà continuare a usare alcuni animali come una sorta di «medicine viventi»: ippoterapia per riabilitare dall'handicap, bagni in compagnia dei delfini contro l'autismo, cani e gatti per combattere la depressione. Ottimi i risultati, come possono confermare a Napoli e nel Vercellese, nella comunità delle Ville di San Secondo; esperienze analoghe nel delfinario di Rimini e in vari ospedali: al Niguarda di Milano si fa riabilitazione con i cavalli, all'ospedale pediatrico Mayer di Firenze si è sperimentata la presenza in reparto di tre cani, mentre da oltre un anno va avanti il progetto-pilota dell'ospedale Pausilipon di Napoli, dove per cinque ore ogni giorno un furetto, due tartarughe, un coniglio e una lupacchiotta intrattengono i piccoli ricoverati del reparto di Oncoematologia.

     Ma torniamo ai punti chiave del decreto Sirchia che sancisce per la prima volta il ruolo affettivo che un animale può avere nella vita di una persona. La legge pone poi una serie di paletti per garantire ai cuccioli i propri diritti: essere alimentati in modo adeguato, la possibilità di un giusto esercizio fisico (quindi niente gabbie troppo strette) e di riprodursi senza rischi. E per chi non rispetterà le nuove norme sono previste dure sanzioni penali.

     TASSA. Il 5% di quanto guadagnato grazie alle tasse di possesso degli animali domestici dovrà essere utilizzato per la tutela degli stessi cuccioli. Saranno le regioni a occuparsi su come dovrà funzionare il prelievo ma le risorse potranno essere devolute alle associazioni che si occupano di animali o per promuoere campagne pubblicitarie in favore della tutela degli animali. Questi dovranno essere garantiti anche nelle manifestazioni popolari. Le piste dove corrono i cavalli, devono essere ricoperte con sabbia per attutire i colpi degli zoccoli e devono essere costruite sponde per ridurre i danni in caso di caduta.

     PELLICCE. II decreto conferma il divieto già introdotto con ordinanza. I cani e i gatti non possono essere allevati per utilizzare le loro pellicce così come è vietato commercializzarle e tenerle.

     NO AI CUCCIOLI OGGETTO. No al regalo di un cucciolo per la promozione. «Non sono una ricompensa o un omaggio» si spiega nel provvedimento che sostiene la necessità di scoraggiare questo tipo di concezione.

     Il decreto chiede inoltre alle istituzioni locali di incentivare l'accoglienza temporanea degli animali da compagnia in alberghi, spiagge e stabilimenti balneari, e di realizzare appositi cimiteri non soltanto per evitare l'abbandono delle carcasse, ma anche per «mantenerne viva la memoria».

     La buonanima di Fido apprezzerà sicuramente.

I PUNTI CHIAVE DEL DECRETO
I DIRITTI DEGLI ANIMALI
• Essere alimentato in modo adeguato
• Possibilità di un giusto esercizio fisico
• Niente gabbie troppo strette
• Riprodursi senza rischi

Per chi non rispetterà le nuove norme sono previste sanzioni penali
NO ALLE PELLICCE DI CANI E GATTI
Il decreto conferma il divieto già introdotto con ordinanza.
I cani e i gatti non possono essere allevati per utilizzare le loro pellicce così come è vietato commercializzarle e tenerle.
I CUCCIOLI NON SONO UN PREMIO
No al regalo di un cucciolo per la promozione.
Non sono una ricompensa o un omaggio

(tratto da IL GIORNALE, 20 dicembre 2002, servizio di Nino Materi)

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     Era l'estate del 1976: allora avevo 17 anni. In quel periodo lavoravo presso una ditta di elettricisti, e capitai a fare manutenzione in un macello. Quel giorno toccava ai cavalli essere trasformati in "spezzatino" o "bistecca". Uscivano a gruppi di quattro-cinque per volta, senza porre troppa resistenza, da celle che avevano ospitato, credo, per non più di un giorno o due, accompagnati da un paio di "aguzzini" dai modi spicci di chi ormai il tempo e la routine avevano reso diversi da me e dal mio collega che assistevamo invece per la prima volta a quel triste spettacolo. A rendere rassegnati al proprio destino questi magnifici animali ci avevano pensato probabilmente il lungo ed interminabile viaggio, la fame e la sete patite, le ferite anche imputridite che taluni riportavano soprattutto agli arti, alcune delle quali malamente fasciate, altre tormentate da un nugolo di mosche.

     Erano insomma ben diversi da quello che la mia (e la nostra, credo) immaginazione fino ad allora mi aveva suggerito. Venivano quindi introdotti in uno stanzone dai muri rivestiti di mattonelle bianche, legati ad anelli fissati al muro, meno uno, che veniva portato verso il centro del capannone, tenuto fermo da un solo addetto, mentre il collega sparava alla tempia, e se colpiva giusto la povera bestia rovinava a terra. Sempre sotto lo sguardo terrorizzato dei suoi compagni di sventura. Veniva immediatamente "uncinato" ad un tendine, issato a testa in giù e sgozzato. Il sangue che, fino a qualche istante prima pulsava nelle vene del "giustiziato", usciva ora copioso e cadeva in grate a terra e quindi scivolava nelle fogne, ma una parte rimaneva sul pavimento. Mentre altri macellai più avanti erano pronti a scuoiare, squartare e svuotare dalle interiora quel povero essere, era il turno di un altro, e così via.

     Dovremmo pur mangiare per vivere, pensavo, e ci dovrà pur essere qualcuno che si occupa di questo lavoro e che solo l'abitudine può rendere apatico chi fa questo mestiere. Sono nato e vivo in campagna e sono stato quindi da sempre abituato a vedere la gallina che razzola in cortile, assistere passo passo alla sua trasformazione da gallina razzolante a coscia cotta nel mio piatto pronta ad essere consumata, così pure per un coniglio o un tacchino, ho sentito molte volte lo stridore disperato del maiale del quale in seguito ho degustato le braciole o il salame, molte volte aspettavo il mio turno prima di essere servito in macelleria vicino ad enormi quarti penzolanti appartenuti fino a poco tempo prima ad una mucca, senza troppo scandalizzarmi, ma quella sera, vi assicuro, non ho mangiato "gli ossetti di maiale" che i miei genitori avevano pazientemente arrostito sulla brace. Non sapevo niente di vegetarismo, ma quello a cui avevo appena assistito mi aveva segnato profondamente. Non smisi di mangiare carne, anzi uno o due giorni dopo ricominciai, non mangiai invece mai più carne di cavallo.

     Vegetariano lo sono diventato tre anni dopo quando conobbi mia moglie, lei lo era appena diventata. Con un "tirocinio" di due anni circa mi sono tolto l'assuefazione alla carne, dapprima le carni rosse e gli insaccati, poi carni bianche e pesce. Da vent'anni vivo (bene) senza consumare "resti" di animali, d'altro canto nostro figlio quindicenne vegeteriano lo è dalla nascita, gode di ottima salute e mi ha già superato in altezza. È stato allattato al seno della mamma vegetariana fino a tre anni!

     Pratico uno sport faticoso come il ciclismo senza sfigurare al cospetto dei miei compagni onnivori, anzi. Mi rivolgo a Voi cari amici lettori che vi prendete a cuore temi come la vivisezione, lo sfruttamento e maltrattamento di animali indifesi, ma magari non siete ancora del tutto diventati, per vari motivi, vegetariani. Vi esorto a farlo magari passando per una libreria ed acquistando uno dei tanti ricettari vegetariani. Penso che un libro di gustose ricette sia sufficiente a trasformare sensibili anime come Voi che amano, rispettano e difendono gli animali (generalmente cani, gatti, animali da laboratorio in genere) in amanti e rispettosi di tutte le creature.

     Tra l'altro, è bene sottolinearlo, io nutro i miei gatti e cani solamente con gli ottimi prodotti della AMÍ, che mi danno garanzia di qualità e vegetarismo.

Fernando Canton
Caporedattore di Universi

Fernando canton e Claudio Chiappucci Fernando Canton (secondo da sinistra) con il noto ciclista Claudio Chiappucci detto "El Diablo".

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Cani e Gatti Vegetariani

     Come avete appreso già appreso, sono vegetariano dai primissimi anni '80. La mia transizione da homo carnivorus a homo herbarum è stata lenta e graduale. Ho acquisito pari passo una crescente sensibilità e rispetto per gli altri, per le cose, per gli animali che prima non avevo. Non ho mai posseduto, se non da bambino (ho avuto per un breve periodo un cagnolino), animali domestici da compagnia.

     Grazie anche alla mia compagna ho imparato ad accettarli (soprattutto gatti che non avevo nè posseduto, né mai desiderato prima). Prendermi cura di loro ed in seguito amarli è stata per me una conquista. Con il passare del tempo più la mia nuova indole vegetariana prendeva il sopravvento, più diventava pesante entrare in macelleria per acquistare frattaglie con le quali soddisfare le esigenze dei nostri piccoli amici carnivori domestici. Non c'è verso, chi è vegetariano mi capirà, da quanto più tempo sei vegetariano, tanto più la carne stessa ti fa ribrezzo. È ripugnante per un vegetariano entrare in una macelleria, aspettare il tuo turno vicino a carcasse penzolanti (così ricordo le macellerie di vent'anni fa), quindi maneggiare quei poveri resti di animali defunti e impregnarsi di maleodoranti vapori che fatalmente la cottura emana e che persistono in casa rovinando quell'atmosfera di pace e oserei dire di nonviolenza che un'abitazione di vegetariani altrimenti esprime, trasformandola in quei momenti nella casa dell'orco cattivo e rimandando inevitabilmente sempre più in là il momento fatidico in cui saremmo stati completamente liberi da questo supplizio.

     In quel periodo, vent'anni fa appunto, non c'era ancora l'attuale fiorente commercio del cibo per cani e gatti in scatola (fanno un po' meno orrore e a pronti all'uso), almeno non ricordo ci fosse, per questo io e mia moglie, per porre fine a tale situazione, abbiamo deciso (i nostri gatti hanno però votato contro!) che da allora avrebbero mangiato solamente i nostri avanzi: pane, pasta, riso, verdure, formaggi, latte, uova ecc...

     Era giusto prendersi cura di questi cari amici e nutrirli con avanzi di cucina vegetariana sebbene la loro naturale disposizione elegga una dieta carnivora? Ancora, era forse giusto uccidere altri animali per i quali coltivo lo stesso sentimento di rispetto per onorare la naturale inclinazione alimentare dei miei amici gatti? Di una cosa eravamo certi: non volevamo più sentirci i mandanti e commissionare, quindi contribuire ad alimentare quella catena degli orrori che sono gli allevamenti intensivi e la macellazione! In ogni modo per un po' di tempo abbiamo resistito nel nostro intento anche se i nostri gatti come già detto non gradivano questo nuovo regime alimentare.

     Ad offrirci la possibilità per uscire da questo nostro impaccio, ci ha pensato l'industria per l'alimentazione di animali domestici con l'immissione nel mercato delle oramai famigerate crocchette. Noi, poveri e schizzinosi padroni, avevamo la possibilità di acquistare carne "travestita" da corn flakes che non suscita ribrezzo. Puzzano un po' è vero, ma a maneggiarle alla lunga ci si abitua, inoltre viene facile adottare la soluzione per la quale, realizzare tale alimento si ricorre a scarti di produzione, mettendo così buona pace a chi come noi non si vuole sentire il mandante appunto dell'uccisione di altri animali per nutrire i propri gatti o cani che siano. Problema risolto? No! I miei gatti ben presto prediligevano solamente "crocchette" disdegnando l'integrazione con gli avanzi da cucina. Lasciare qualcosa nel piatto e sapere che verrà consumato dai tuoi gatti ti fa sentire meglio di come quando lo getti direttamente nella spazzatura.

     Altro problema: aumento sensibile della spesa per l'acquisto del nuovo, pratico e a loro graditissimo pet food per animali, col risultato di ritrovarci nel vero senso della parola dei crocchette-dipendenti in giro per casa tanto che se si offriva loro l'opzione carne in scatola per gatti/crocchette sceglievano queste ultime, e non rinunciavano al loro proposito neppure davanti all'offerta fatta di resti di cucina carnivora che più volte il mio vicino proponeva loro. Succede così anche a voi?

     Ho potuto riscontrare nei miei gatti inoltre che una dieta di questo tipo favoriva l'insorgere di dermatiti ed insufficienza renale, perdita di peli a chiazze in varie parti del corpo e in qualche caso perdita repentina di peso.

     Quando il professor Ghezzo mi ha parlato del suo progetto di produrre cibo per cani e gatti da materia prima di origine vegetale ho accolto e incoraggiato con entusiasmo questo suo proposito, anche se inevitabilmente alcuni dubbi facevano capolino oscurando momentaneamente i buoni propositi che quest'impresa porta con sé. I miei otto gatti e il cane Riki accetteranno di buon grado una dieta vegetariana (gia peraltro da me proposta in passato con scarso entusiasmo da parte loro)? E questa sarà in grado di soddisfare pienamente le esigenze nutrizionali dei miei piccoli amici?

     Ho trovato conforto nel parere di esperti del calibro del professor Tamino, del professor Fedi e del dottor Gramenzi. Ma a sentenziare in maniera inequivocabile questa vicenda ci hanno pensato i miei 8 gatti e il cane Riki, nonché le colonie di gatti della mia zona che personalmente seguo, insieme con l'indispensabile prezioso aiuto del professor Ghezzo e della Fondazione Franca Melchiori Fasan (conto circa una ottantina di esemplari), che da un po' di tempo nutro con AMÍ CAT e AMÍ DOG.

     Hanno infatti fin da subito accettato di buon grado le nuove crocchette di base vegetale, e trovo migliorato sensibilmente e in maniera definitiva il loro stato di salute, eliminati quegli inconvenienti riscontrati con la somministrazione di crocchette a base di carname. Insomma, i prodotti della AMÍ s.r.l. soddisfano pienamente alle esigenze che tutti noi animalisti dovremmo seguire:si tratta, indubbiamente, di un'operazione etica, dal momento che le materie prime utilizzate sono di altissima qualità, non vi è né carne, né pesce (quindi è stata risparmiata la vita a molti animali) e non è stata effettuata alcuna sperimentazione di laboratorio, ma solo analisi scientifico-universitarie.

     La cosa è poco nota, ma molte multinazionali effettuano vivisezione per sperimentare i propri prodotti. Rischiamo, quindi, di alimentare i nostri cani e gatti con il frutto di efferate crudeltà, come scrive Stefano Apuzzo nel libro Fido non si fida. Inoltre, parte del ricavato dalla vendita dei prodotti AMÍ viene devoluto ad alcune leghe antivivisezioniste ed animaliste.

     Da fine estate 2002 la AMÍ s.r.l., divenuta operativa, ha potuto infatti iniziare non soltanto la diffusione dei propri prodotti, cui auguriamo la più larga fortuna, ma anche il perseguimento dei più nobili scopi che la animano: il sostentamento dei più sfortunati amici a quattro zampe, operando sia direttamente, sia tramite la Fondazione Franca Melchiori Fasan. Sono state infatte già compiute numerose donazioni di croccantini, tra cui la più ingente di 25 quintali alla Lega Nazionale per la Difesa del Cane sezione di Padova, visti i suoi indubbi, innumerevoli meriti.

Fernando Canton
Caporedattore di Universi

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Polli e mucche si ammalano perchè non rispettiamo la natura

     Le epidemie che colpiscono il pollame sono note fin dall'antichità, e ne hanno sempre fatto strage, sia perché sono altamente contagiose, sia perché in questi casi gli allevatori hanno sempre provveduto ad abbattere la totalità degli animali, prima ancora che esistessero misure d'igiene per delimitare l'epidemia. Il virus dell'influenza aviaria che ha fatto la sua comparsa in questo periodo era già comparso nel 1997 ad Hong Kong, e portò all'abbattimento di tutti i volatili domestici presenti sul territorio, un milione e mezzo. La misura fu drastica, perché il virus H5n1 dell'influenza aviaria infettò 18 persone, quasi tutti bambini e giovani adulti, e uccise sei di esse. L'Organizzazione Mondiale della Sanità, che segue la situazione giorno per giorno tramite i centri di sorveglianza internazionale, ha confermato per ora 26 casi umani d'influenza aviaria, con un totale di 20 decessi.

     Dobbiamo allarmarci? Io credo di no. Bisogna prendere atto che l'influenza dei polli è in grado di contagiare l'uomo, ma che questo evento (drammatico per le persone coinvolte) non sembra in grado di scalare i grandi numeri. Com'è avvenuto per la Sars che ha allarmato il mondo nella primavera dell'anno scorso, è ragionevole parlare di casi sporadici, che non assumono nemmeno il carattere di un'epidemia locale. Le misura prontamente adottate (abbattimento di tutto il pollame nelle zone coinvolte, divieto di importare carne di pollo o di altri volatili da quei Paesi) sono tali da poter garantire che il fenomeno non dilagherà.

     Da dove origina il virus capace di colpire l'uomo? Secondo il gruppo internazionale di scienziati che a Hong Kong studiò sul posto i casi di influenza aviaria passata all'uomo nel 1007, nei Paesi Asiatici il più grande "serbatoio" di virus A sono le anatre, che lo diffondono attraverso le feci. Di per sé, il virus è letale per i volatili, ma non ha la capacità di aggredire l'uomo. Acquista questo carattere solo se riesce a "umanizzarsi", il che avviene quando dalle anatre passa ai maiali. Il resto lo fanno le pessime condizioni igieniche degli allevamenti intensivi di polli, dove i poveri animali sono rinchiusi per acquistare velocemente il peso, stipati in gabbie dove non hanno nemmeno lo spazio per muoversi. Il virus si diffonde, e in certi casi (rari, per fortuna) passa all'uomo. Come nell'influenza umana, il contagio avviene per via aerea: si può inalare il virus toccando i polli o le loro piume, o respirando pulviscolo di feci. Invece viene considerato pressochè nullo il rischio di contagiarsi mangiando la carne cotta di volatili ammalati. E arriviamo all'altro spettro che si aggira nel mondo, anche se le modalità di trasmissione della malattia sono diverse, cioè al morbo di Cruezfeldt-Jacob, variante umana della Bse, il morbo della "mucca pazza". In entrambi i casi, malattie temibili vengono sguinzagliate nel mondo perché l'uomo, nel suo avido consumismo, ha violato le vie della natura: mucche e buoi che vengono colpiti dai prioni perché costretti dall'uomo a mangiare, da veri cannibali, farine animali ricavate dalla loro stessa specie. E polli, anatre, oche e tacchini costretti dalla nascita a non muoversi mai, a non sapere che esistono il sole, i campi verdi e l'aria aperta. Per non parlare del foie gras, cioè il fegato grasso di un'oca che deve morire con una malattia epatica per fornirci una ghiottoneria.

     Non ci vogliamo pensare, né pensare all'orrore dei macelli. Mangiamo agnellini, capretti e maialini ancora lattanti, e superiamo il problema con una scrollata di spalle: «Tanto, sono nati solo per essere uccisi e mangiati». Al massimo, ci assolviamo con un pensiero che evochiamo solo in questi casi: «Dobbiamo provare pena per gli animali quando ci sono tanti bambini che muoiono di fame o di guerra?»

     Io sono vegetariano per motivi etici. Non condivido l'idea biblica che l'uomo sia il re di tutto il Creato. Non voglio saziare lo stomaco o la gola a spese della morte. Sono convinto che l'uomo discenda da mutazioni della scimmia, e che una dieta di frutta e verdura sia perfettamente adeguata alla biologia del nostro organismo: il medico americano Robert Atkins, profeta dell'alimentazione a base di carne e oppositore della dieta mediterranea («È la carne che vi manterrà magri»), è morto obeso.

     Mi ha molto rallegrato, in questi giorni, la modifica che introdurrà nella Costituzione i diritti degli animali: «La Repubblica tutela le esigenze, in materia di benessere, degli animali in quanto esseri senzienti». Non è tutto, perché non ne vieta l'uccisione. Ma è un primo passo. Come scrisse nel nel 1789 il pensatore inglese Jeremy Bentham, il problema non è se gli animali possono ragionare o possono parlare, ma solo se possono soffrire.

Prof. Umberto Veronesi

( tratto da Oggi, 10 marzo 2004)

 

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